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Non possiamo dare la colpa ai clienti

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Una opinione molto chiara sul (duro) rapporto fra Search Marketing e clienti. Sulla dolcezza dello sperimentare, sulla durezza dei budget a disposizione. Chiudendo con un consiglio finale, che vi lasciamo scoprire.

di Alessandro Martin
in Interviste

Cosa cambierà con Hummingbird o con il 100% di "not provided" non lo so, penso che come al solito ci adatteremo e andremo avanti. Quello che mi preoccupa davvero è che sento parlare poco di un argomento che dovrebbe stare a cuore a tutti: i clienti. Negli ultimi tempi sono stato a contatto con tanti potenziali clienti (grossi brand che investono centinaia di migliaia di euro in pubblicità digitale) e ti posso assicurare che a nessuno frega niente di Hummingbird e a pochissimi interessa qualcosa dell'aumento dei "not provided". E lo sai perché? Perché a stento sanno cos'è la SEO e cos'è Google Analytics. L'unica cosa che sanno bene è che "c'è la crisi" ed in tempo di crisi i budget si riducono e c'è poca voglia di provare ad investire anche poche migliaia di euro in quella cosa strana chiamata SEO.

Non ci credi? Di recente ho incontrato un responsabile marketing di un brand Italiano molto noto che si riferiva alla visibilità organica come "galleggiabilità". E questo era un caso fra i meno drammatici, perché almeno lui aveva capito che il traffico organico era una opportunità che doveva sfruttare, anche se poi faceva confusione con i termini.

La galleria degli orrori che vedo quasi ogni giorno è infinita:

  • Soldi sprecati creando video che dovevano diventare "virali" e che poi alla fine non ha guardato nessuno.
  • Euro bruciati in campagne di advertising che finiscono su landing page irrimediabilmente rotte.
  • Servizi online che vengono lanciati senza un sistema di web analytics e soprattutto senza uno straccio di strategia di web marketing a supporto.

Potrei andare avanti per ore. Il referente di uno dei mega brand del software ha di recente detto a un mio collega: "Beh, secondo me il futuro è nella search...". Al mio collega, con 10 anni di web alle spalle di cui una buona parte ad occuparsi di search advertising, è caduta la faccia.

Ma la sai una cosa? Non è colpa loro. Non possiamo dare la colpa ai clienti. La colpa è nostra, che passiamo troppo tempo a fare a fette l'algoritmo del nostro onanismo e non siamo ancora riusciti a trovare il modo di parlare la lingua dei nostri clienti. Siamo noi che, evidentemente, non siamo ancora riusciti a far percepire il valore di un approccio strategico, della misurazione dei risultati e dell'ottimizzazione.

Soprattutto di questi tempi percepisco nei clienti rigidità e pochissima voglia di sperimentare cose nuove mentre invece continuiamo a predicare che nel web marketing vince la capacità di essere flessibili e di sperimentare. O parliamo la lingua sbagliata o parliamo alle persone sbagliate.

Passiamo troppo tempo a parlare di Google e troppo poco tempo a parlare dei/con i nostri (potenziali) clienti, delle loro esigenze e di come rispondere alle uniche due domande che a loro interessano davvero:

  1. Quanto mi farai guadagnare in più?
  2. In quanto tempo?
  3. Cosa rischio?

Sono domande a cui talvolta è tutt'altro che facile rispondere ma da cui non si può scappare.

In sintesi quindi l'argomento più trascurato del 2013 sono i clienti, quelli che, a differenza di Google, ci pagano per quello che facciamo.

Arrivati a questo punto il mio consiglio per il Convegno GT è NON andate (da soli) al Convegno GT: invitate un cliente o meglio ancora un prospect, passate del tempo con lui o lei, ascoltate i suoi problemi e cercate di capire come risolverli. Sono certo che ne guadagnerete di più che a vedere una compilation di video di Matt Cutts.

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